
-Giovedì 21 maggio 2009 nell’Aula
Magna dell’Ateneo Veneto è stato presentato
il volume di Nelli-Elena Vanzan Marchini “Venezia
Civiltà Anfibia”. Il presidente Alberto Semi
ha sottolineato l’originalità di questo libro
che apre un nuovo approccio antropologico allo studio della
civiltà veneziana. Wolfgang Wolters e Gherardo Ortalli
hanno ripercorso i punti salienti della ricerca storica
che si snoda nel lungo periodo ricostruendo la cultura materiale
che ha trasformato un habitat inaffidabile in una città
unica.
L’autrice ha sottolineato che la città esiste
perché nel contesto lagunare si è strutturata
una civiltà che ha saputo trasformare l’insularità
da handicap in un valore urbano, costruendo ponti e fondamente,
scavando i rii, deviando i fiumi e arginando i lidi. Gli
abitanti hanno accettato di vivere questa terra incerta
nella sua equidistanza dal mare e dalla terraferma cogliendo
la possibilità di interagire in sicurezza con entrambe.
Nativi e forestieri, che hanno scelto di vivere in questo
arcipelago in un rapporto simbiotico e sinergico con il
contesto lagunare, ne hanno anche garantito sopravvivenza
e continuità. Oggi la speculazione turistico-immobiliare
e l’esodo stanno trasformando Venezia in un cimitero
monumentale. L’omologazione della cultura della terra
incerta a modelli di terraferma che non le appartengono,
sta cancellando la memoria storica sulla quale si sono fondati
il senso della città anfibia e allontana la popolazione,
che sola può garantirne la sopravvivenza.