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           Associazione per la tutela del patrimonio naturale, storico nella laguna di Venezia




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SPAZIO APERTO


IL MIO GRIDO PER VENEZIA E IL LIDO

Di BRUNA MILANI

   Non sono veneziana e per metà sono di origine scozzesi, ma voglio anch'io far sentire il mio grido per Venezia e il Lido che amo tanto. I luoghi appartengono a chi li ama davvero più che a chi li governa o li abita senza rifletterci. Per questo mi sento un'abitante d'anima  soprattutto del Lido dove ho soggiornato a lungo in passato, per questo unisco il mio grido a chi strenuamente difende questi luoghi meravigliosi patrimonio del mondo. Chi ama davvero Venezia e le sue isole si contrappone  caparbiamente a chi invece  finge di amarla. Il vero amore dei primi che è fatto di rispetto per la bellezza, lo stile, l'atmosfera di Venezia, è fatto di attenzioni per la sua identità estetica e storica, di prudenza per la sua fragilità, necessariamente si scontra con l'ottusa crudeltà di cuore e cervello di chi, non amandola affatto, continua a operare scelte scellerate, assurde, oggettivamente bruttissime e spesso pericolose, che stravolgono sempre più qualcosa di unico.

 Poiché Venezia è un bene universale le decisioni che la modificano andrebbero molto ben ponderate e discusse e solo quando necessarie alla sua sopravvivenza, ma prima di tutto tutelare quanto già è disponibile, ristrutturare, riutilizzare sarebbe segno di buon senso. Non possiamo dimenticare che Venezia cosi' com'e' e' un dono straordinario per il mondo intero, e' un'esperirnza sensoriale stupenda e  una proposta diversa di abitare e di vivere: trattarla male, deturparla, "modernizzarla" ci farebbe passare alla storia per vandali, stupidi, incapaci di gestire tanta immeritata bellezza. Invece ce la meritiamo, eccome, perche' l'abbiamo prima immaginata e poi costruita, gestita, vissuta. Venezia e' il risultato della somma del genio di artisti, artigiani, mercanti, uomini di cultura, politici illuminati (un tempo). Dotti e semplici insieme, persone ed edifici, terra e acqua, hanno nel passato trovato un punto d'equilibrio armonico che nessuno oggi ha il diritto di stravolgere anche e soprattutto se ricopre ruoli di potere, perche' responsabile dei beni collettivi. In questi anni invece Venezia è più sfruttata che valorizzata.

Il problema delle grandi navi ad esempio non dovrebbe aver bisogno di discussione: non devono entrare punto e basta. Chi è in crociera se ama il mare dovrebbe amare l'esperienza del mare cioè imparare a godere delle visioni in lontananza immersi nell'immensità liquida. Solo quel sentirsi "sperduti", quel vedere i paesaggi da un altro punto di vista più lontano e più vasto, allarga la mente, dà nuove emozioni. Che senso ha vedere negli occhi le finestre di Venezia comodamente seduti su grosse navi da crociera che nulla hanno di marinaro poiche' sono citta' in miniatura?

 Il bello è proprio vedere i palazzi veneziani stando a terra: sentirsi piccoli davanti a tanta Bellezza, sentirseli quasi venire addosso i palazzi, non viceversa. È meglio stare giù col crescente desiderio di conoscere ogni fregio, "perdersi" nei canali, attraversare i ponti. Il bello è trasformare da fatica in piacere e soddisfazione i mille e mille passi che servono a percorrere Venezia.

 Il bello è imparare la lentezza per scoprire e gustare ogni particolare, per riflettere camminando, per ritrovare una misura più umana.

   Quanto bisogno abbiamo oggi di recuperare queste dimensioni!

Oltre all'arte è questo aspetto esistenziale il grande contributo culturale che Venezia offre al mondo. Venezia è utile all'umanità non solo perché è bella, ma perché costringe a viverla in altro modo, diverso da come viviamo altrove. E che dire del Lido ? Il bellissimo Lido verde con le sue dune selvagge, simbolo pure di eleganza e quiete, luogo ancora di sogno tanto è diffusa la sua atmosfera liberty raffinatissima. Ho saputo con orrore del degrado del suo teatro Marinoni per fortuna "salvato", ma non mi rassegno all'abbattimento della pineta per far posto ad un inutile Nuovo Palazzo del Cinema. Non perdonerò mai la scelta di vendere l'Ospedale al Mare per costruire questo nuovo palazzo rivelatosi non costruibile. L'Ospedale al Mare poteva diventare una cittadella dell'arte e del cinema.

 E poi alberi abbattuti, lampioni meravigliosi sostituiti da altri anonimi forse per risparmiare sul costo dell'energia, ma proprio lì si doveva risparmiare? Prima di cambiare i bellissimi lampioni di Murano firmati Seguso si sono fatti tutti gli studi possibili per mantenerli sostituendo solo le lampadine con altre a risparmio energetico? Ho l'impressione che sia a Venezia che al Lido si rincorra una modernità non necessaria e deleteria. Per realtà così particolari e dalla forte personalità è uno sbaglio omologarsi a luoghi di villeggiatura di massa (fosse anche di lusso), equivale a distruggere un patrimonio. Nell'immediato potrebbe sembrare che l'ammodernamento, (l'aprire alle grandi navi, fare un nuovo palazzo del cinema ecc.) porti nuovi introiti economici, ma sul lungo periodo molto di ciò andrà perduto e tutto sara' rovinato senza speranza e non portera' piu' denaro, perche' i turisti andranno altrove. È quello che si sta già verificando sulla costa romagnola dove cominciano a pentirsi di tante scelte fatte. Quello che invece durerà nel tempo anche economicamente è l'unicità dei luoghi, il perdurare della loro personalità e della loro atmosfera inimitabile.

   Non tutto deve essere nuovo, luccicante, rumoroso,  per poter piacere.

Anche i segni del tempo che passa hanno tanto da dire e da dare.

 Bisogna provare a puntare su quello che chiamo il "turismo interiore" col quale si può anche andare a caccia di malinconie rosa-grigie tipicamente veneziane, di quell'odore umido di cose passate, di qualcosa che si disfa, di certi silenzi, certi colori. Oppure "visitare" di Venezia i suoi sontuosi oro-azzurri e quei gioiosi scintillii sull'acqua e sui vetri, ascoltare il suo dialetto allegro e lieve diffondersi come cipria dorata nell'aria. Portare la gente ad ascoltare se stessa mentre ascolta lo sciabordio dei canali o il vento fra le dune del Lido.  Si può proporre un tour anche solo seguendo  emozioni, sensazioni, percezioni, visioni e colori, profumi, suoni. Il vero turismo, quello indimenticabile che non delude e resterà valido sempre, è quello che fai con tutto te stesso: corpo, mente e cuore. Venezia e il Lido potrebbero essere i primi a proporre l'esperienza rara di questo nuovo e prezioso  turismo interiore  di ottima qualità.

   Per questo non dobbiamo arrenderci, ma studiare un modo vincolante per far pagare i danni non solo, come già avviene, ai ladri e ai corrotti, ma anche a chi con scelte sbagliate crea danni ai luoghi soprattutto se pregiati come in questo caso. Danni concreti e di immagine che fanno perdere di valore i luoghi stessi e le abitazioni di chi prima godeva di miglior veduta e miglior situazione  (e che dovrebbe cominciare a chiedere risarcimenti).

 I pubblici amministratori che sbagliano o deturpano il territorio devono pagare di tasca propria e coi propri beni dopo processi velocissimi. I cittadini devono battersi per questo, per una proposta di legge o un accordo davanti al notaio prima delle elezioni, insomma escogitare qualcosa per responsabilizzare gli amministratori  e poterli punire quando tolgono ossigeno (cioè verde, cioè vita) e quando privano di bellezza il nostro mondo, tolgono fiducia nelle istituzioni, si abbrutiscono come cittadini e si immiseriscono come persone. Metterei le loro facce e i loro nomi sui luoghi dei misfatti perché non si dimentichi mai di chi è la colpa. A costoro opponiamoci come possiamo con mezzi pacifici, ma decisi che diano  loro una lezione di civiltà superiore fondata sulla corresponsabilità e sulla difesa della Bellezza sia quella concreta di città e monumenti che nei rapporti umani. Come poetessa e giornalista, cittadina del mondo, amante di Venezia e innamorata del Lido, cioe' con tutta me stessa, auguro al mondo intero, ai veneziani e a me, che l'anno nuovo dia grandissimi risultati a chi s'impegna per salvare Venezia. Difendiamola in tutti i suoi aspetti, sempre. Facciamolo con l'intelligenza, col cuore e anche con la poesia che è la connotazione della sua anima meravigliosa.

 

Bruna Milani  poetessa e giornalista.






LE E-MAIL DEI SOCI


Ma quanti candidati sindaci, quante liste, non sappiamo più per chi votare al Lido di Venezia. Si parla di liste civiche, di prosindaco del Lido, i candidati ora fanno a gara per venire al Lido per la campagna elettorale.
Anche in passato era così, ma poi, terminate le elezioni,  bisognava per lo meno fare qualche manifestazione di piazza per poterli rivedere sull’isola. Ma io ho deciso per chi votare, per il più furbo, per il più scaltro che riuscirà a scovare ancora qualche altra cosa da rovinare al Lido.
I suoi predecessori, ormai, hanno rovinato tutto: piazzali, viali, alberi, forti, alberghi, ospedali, ponti, viabilità, piste ciclabili, non si salva più niente! Dopo la guerra il Lido era in condizioni meravigliose in confronto ad adesso. Ora, con i lavori in corso (per completare  progetti dementi) tra acqua piovana e acqua alta è un vero disastro, probabilmente il giorno in cui a scuola spiegavano i vasi comunicanti gli architetti di quei progetti erano assenti.
       

Bisognerebbe che la municipalità organizzasse dei corsi di addestramento di sbarco lagunare e distribuisse ai lidensi anfibi o stivaloni. C’era chi voleva al Lido l’esercito, facciamo venire i lagunari così potranno esercitarsi su questi percorsi di guerra.

Paolo Fumagalli



COME TROVARE LA VOGLIA DI VIVERE ?

di Bruna Milani

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da "Libertà" del 21 marzo 2015




A.C.T.V. - STORIE A BORDO di Arrigo Battistini



*LUCA

Il bambino Luca è regolarmente seduto sul “trespolo” dei bagagli. La mamma lo ha sistemato lì perchè spera che la smetta di rompere. Luca ha cominciato a frignare all'altezza del pontile dell'Accademia e all'imbarcadero di San Zaccaria sta ancora frignando. All'Arsenale la mamma gli fa una proposta allettante: “ Senti Luca,appena arriviamo al Lido mandiamo una bella cartolina alla nonna. Tu lecchi il francobollo ed io lo attacco. “ Gli occhi si illuminano,la bocca arriva da un orecchio all'altro e Luca immediatamente smette di piangere.


*LA COPPIA IMBRIAGA

Al pontile di Santa Maria del Giglio entra una coppia di americani. Belli,alti e molto imbriaghi. Lei

bionda ed abbronzata impugna come un frustino una rosa rossa dal lungo gambo. Con la rosa indica il posto a sedere vicino a me e si accomoda pestandomi un piede. Il suo amico ride e si siede fra me e la bionda. Anche la bionda ride scompostamente e getta la testa sulle gambe di lui. Alla fermata dell'Accademia lei si tira su e,velocissima,sbatte la rosa sulla testa della signora del sedile davanti che si gira e sorride comprensiva. Alla fermata di Cà Rezzonico la bionda,che sembra dirigere una improbabile orchestra mulinando le braccia,sbatte la rosa sulla testa della signora davanti che si gira stupita,questa volta. Comincio ad innervosirmi. Mentre la signora si confida con il marito,che le siede vicino ma che non si è accorto di nulla,la bionda molto impegnata a dirigere quella sua alcoolica orchestra si alza e sbatte tre volte la rosa sulla testa della signora. Esclamo in pessimo inglese: “ Be quiet,please,be quiet!” L'americano ride. “ Stronzo! “ gli dico,e scendo a San Tomà.


*IL BASTARDINO

Al pontile di Sant'Elena fra la gente che sale sul battello guizza un bastardino nero col collarino desideroso di sbarcare al Lido. “ De chi xe sto can? chiede ad alta voce la marinaia chioggiotta. Il bastardino,intanto,fila veloce verso poppa. Il popolo dei passeggeri si guarda attorno per terra.

“ Dove xe el can? “ chiede ad alta voce la marinaia. “ El xe a pupa “ dice qualcuno. Finalmente la marinaia riesce a scoprire il bastardino che cerca di mescolarsi tra i piedi dei passeggeri,lo incalza e lo costringe a scendere dal vaporetto. Il battello riparte . Il bastardino nero resta immobile sul pontile guardando fisso il battello che si allontana. “ Poareto el voèva andar a farse un bagno in spiagia “ qualcuno mormora.


*MAICOL

Il piccolo Maicol è molto interessato al traffico acqueo e vuole guardar bene fuori dal finestrino del vaporetto. La mamma lo fa salire in piedi sul sedile- Dopo pochissimo tempo Maicol ha visto tutto quello che gli interessava vedere e vuole tornare a sedersi vicino a sua madre. “ No Maicol no sta a sentàrte che xe sporco! “


*SEERA CHE 'NDEMO A FONDI!

Alle 19,30 di una calda giornata di luglio arriva al pontile di Sant'Elena il vaporetto della “linea 1” stracarico di gente che torna a casa dalla spiaggia. Il battello rallenta ma il marinaio di bordo guarda preoccupato la linea di galleggiamento ed esita ad attraccare. Il capitano gli fa cenno dalla cabina di comando di slegare la cima e ripartire senza far salire nessuno. Ma la donna sul pontile vuole imbarcarsi a tutti i costi ed urla: “ Vèrsi,vèrsi ch'el xe vodo! “ Dietro alla donna altre due persone premono per salire a bordo. Il marinaio decide di aprire il barcarizzo quel tanto che basta per far salire solo la donna che,appena mette piede sul battello,si mette a sbraitare: “ Sèèra,sèèra che n'demo a fondi! “ Il vaporetto riparte rollando.



*MERI UNO

Dall'imbarcadero di Rialto,affollatissimo,le tre turiste slave scavalcano il parapetto del vaporetto e si spalmano sulla panchina di prua occupandola tutta. Meri che vuole sedersi anche lei chiede cortesemente che si stringano un po' e le facciano posto. “ No,qvesta ze pancheta per tri persone” e si allargano ancora di più. “ Adesso vedèmo “ dice Meri e chiama il marinaio di bordo che raggiunge la prua e chiarisce: “ Questo xe posto da quatro “. Le slave si stringono e Meri si siede.


*MERI DUE

Al pontile di Santa Maria del Giglio Meri sale sul vaporetto della “linea 1” che arriva pieno di turisti dalla stazione ferroviaria,e va verso poppa a cercare un posto libero per sedersi. Il posto c'è ma è occupato dalle sporte di una signora seduta a fianco. Meri chiede cortesemente: “ Signora toglie la sporta così mi siedo? “ E la signora: “ No,questo xe el posto dei bagagli. “ Adesso vedèmo “ dice Meri e chiama il marinaio di bordo che raggiunge la poppa. “ Parona ea cava e sporte che questo xe un sedìl! “ “ No,xe sempre sta el posto dee sporte! “ “ No,nol xe mai sta el posto dee sporte! ripete il marinaio. La signora,contrariata,toglie le sporte e Meri si siede. Dopo un po' la signora si alza e guardando risentita Meri: “ No stago sentada vissin de ea parchè ea me xe odiosa! “

“ Brava,dice Meri,ea me xe odiosa anca a mi! “


*IL COMANDANTE PIOVAN

il bambino appollaiato sul trespolo dei bagagli è curiosissimo e sommerge la mamma di domande alle quali la donna fornisce esaurienti risposte. Anche troppo esaurienti. Sfila lentamente in bacino San Marco una monumentale nave da crociera e dal bambino parte fulminea la domanda “killer”: “ Mamma perchè le navi così alte non si rovesciano? “ La poveretta entra in paranoia,farfuglia e prende tempo. Sa che che il marmocchio vuole risposte complete e dettagliate...Interviene il comandante Piovan: “ La nave obbedisce alla regola di stabilità statica trasversale data dalla formula: D(r-a) sen alfa. “ Il bambino appare visibilmente soddisfatto. La mamma ringrazia il comandante Piovan.


*PENELOPE

Dietro al mio sedile due donne si raccontano le novità: “Ti sa,Dirce,che aea fia dea Irma xe nata una

putèa? “ Ma dai! e come ja ga ciamada? ” “ Ja ga ciamada Penelope” “ Penelope,un nome cussì ongo! “ Xe vero,ma tanto ja ciama Pene. “


*LA BAMBINA VIVACE

Alla fermata di San Zaccaria sale una giovane mamma con Sara. La piccola, molto vivace,scappa veloce verso prua rincorsa dalla madre che riesce ad afferrarla e sederla sul traliccio di legno riservato alle valigie ma da sempre occupato dai bambini. Sara indica alla mamma la targa in bronzo che riporta l'anno di costruzione del vaporetto e chiede:   “ Mamma cosa c'è scritto? “    “ C'è
scritto che i bambini cattivi verranno gettati in acqua. “ La bambina tace imbronciata. Poi indica la famosa avvertenza <attenzione a non battere la testa sullo spigolo> e chiede alla mamma: “ E lì cosa c'è scritto? “ “ C'è scritto che i bambini cattivi verranno picchiati dal capitano del vaporetto. “

Sara tace preoccupata,ma insiste indicando il cartello con l'immagine di una testa umana barrata da una “X” rossa. “ E lì cosa vuol dire? “ E' la testa rotta di un bambino cattivo.” A questo punto intervengo: “ Dio mio, signora, ma che viaggio angosciante! “ Sapesse che angoscia anche per me star dietro a questa bambina...” Ma poi abbraccia Sara ed appoggia la testa sul grembo della figlia.

Il battello sta per approdare al pontile di Santa Maria Elisabetta e la signora ha uno slancio d'amore: “ Piccola, sai cosa c'è scritto su quel cartello? C'è scritto che il Capitano del vaporetto ti regalerà un gelato. “ Tiriamo tutti un respiro di sollievo.


*EA TILDE NO EA XE MAI SOA

Alla fermata di Sant'Elena sale a bordo la signora Irma e vede subito Angelo che ritorna dal Lido.

“ Bondì Angeo,ti xe sta in spiagia? “ - “ Sì,so andà a cape onghe che gera seca” - “ Ma ti xe andà sensa to mugèr? “- “ No ea ga voèsto venir.” - “ E ti ti ea ga assada a casa da soa? “ - “No,ea Tilde

no ea xe mai soa. “ - “ A no? E co chi sea? “ - “ Ea xe sempre in compagnia coi so do dolori.”


*I GATTI DI KIKA

La signora sale alla fermata della Ca' d'Oro con due cestini di plastica rossa,uno per mano. Li deposi

ta sul trespolo dei bagagli,uno sopra l'altro,e comincia a parlare. Alle ceste. Il tono della voce è calmo e rassicurante: “ Tobia,stai tranquillo che non c'è alcun motivo per preoccuparsi. “ Un miaoo

baritonale esce dalla cesta più bassa: il gatto Tobia è preoccupato. Il secondo miaoo sommesso e flautato proviene dalla cesta più alta. “ Anche tu, Gaia,stai calma che non succede niente.” I due gatti,penso,sicuramente in trasferta verso l'ambulatorio di un veterinario,hanno motivi per preoccu-. parsi. M' informo dalla signora. “ E' proprio così- dice – sono tre giorni che ignorano la loro cassetta

e Pucci,mio marito,mi ha convinta a farli visitare.” Mi sale irrefrenabile una domanda: “ Signora,mi scusi,ma lei come si chiama? “ - “ Mi chiamo Kika.” Accidenti - penso - nomi di cristiani ai gatti e cristiani con nomi da gatti....”


*STRAMUSONI

Sedute nei posti riservati agli anziani,due giovani mamme si confidano durante il tragitto Lido-San Zaccaria: “ Ti sa ,Samantha, quando mio fio me fa combàtar, mio marìo me dise: daghe!” - “ Ma se

to fio ga vintisinque ani come ti fa a darghe? “ - “ Ma no el grando,el putèo,Eros.”- “ E ti daghe se el se merita.” - “ Mi no so bona...” - “ E parchè no ti ghe dà? “ - “ No ghe dago parchè no se sa mai cossa che pol sucèdar...” - “ Scolta Sami, mi so' venìa su a stramusoni e no xe sucesso gnente.”





È TORNATO GASPARINO PELLEGRINO PER AMORE

DI BRUNA MILANI

Appena trovato tre anni fa era una pallina rosa con gli occhi blu terrorizzato da una brutta esperienza. Portato a casa fece amicizia con Rudolf l'altro bianco e rosso come lui e diventò un gattone di 12 chili. I lettori ricorderanno il mio scritto sulla prima neve di Gasparino. A giugno scorso per motivi vari, con grande dolore mi staccai da loro e li donai a un familiare che abita sulle colline di Momeliano. Là avrebbero avuto il giardino, l'orto, due micine per accoppiarsi, una famiglia affettuosa, cibo assicurato e soprattutto maggior libertà. Rudolf si abituò immediatamente Gasparino invece rimase in disparte sempre, non socializzò mai con nessuno per un mese mentre io continuavo a sognarlo con un'angoscia e un rimpianto insostenibili. Mandai a riprenderlo, ma quando si  tentò di infilarlo nel trasportino scappò in un campo di granoturco. Inviai ogni giorno qualcuno a cercarlo, ma era sparito. Il 2 settembre su Face book mio figlio vede la foto di un gatto che gli assomiglia. È stato trovato  in città in via S. Franca, l'hanno chiamato Gastone. <Troppo magro, non è lui eppure…> Confrontiamo le foto che abbiamo di Gasparino col gatto su Face book. Col cuore in gola telefono, chiedo se su ogni fianco ha una spirale  bianca <Sì, sembrano chiavi di violino> risponde una voce gentile. Me lo portano a casa, è lui accompagnato dalla giovane, bella, delicata Gioia Caniggia e dalla sua mamma la premurosa e gentile signora Nicla Ricordi, le due fate che lo hanno trovato, gli hanno curato le zampine rovinate, l'hanno nutrito e amato. Gasparino dunque è tornato da me in città, camminando due mesi su strade sconosciute, avrà sofferto la fame e la sete, la paura, sarà stato scacciato e forse maltrattato. Ora mi segue ovunque, dorme vicino a me e vuole che la mia mano gli tenga una zampina. Non è tornato per la casa, non gli importa star chiuso in un appartamento come non gli importava la libertà o potersi accoppiare, non mi ha dimenticata né tradita per nuovi affetti. Nessuno mi hai mai dato una prova d'amore così. R. Sheldrake  dell'Università di Cambrige studia la telepatia degli animali, parla di campi morfici e loro risonanze, reti di riferimento tra umani e animali. Io lo sapevo già, ho avuto molte prove della telepatia coi gatti, ma la prova d'amore di Gasparino mi fa riflettere su molto altro. Oggi che i cosiddetti umani si fanno comprare facilmente con sesso, denaro, potere e l'indifferenza e il non amore sono un male sociale, l'umile, silenzioso, commovente esempio che viene dal mio micio vorrà pur dire qualcosa. Intanto chiamare bestie certi delinquenti è offendere gli animali e siccome nulla avviene per caso credo che la Vita voglia darci un messaggio. Per esempio rispettare chi, come Nicla e Gioia, salva degli animali perché facendolo salva significati e legami profondi che sembrano ormai assenti dalla società, ma risiedono ancora in altri piani d'esistenza come la natura o gli animali altrimenti Gasparino ed io non avremmo potuto stare uniti col pensiero fino a ritrovarci. Se penso ai chilometri che ha fatto, alla paura che avrà avuto, alla sua fatica di cercarmi e all'avermi trovata, mi pare un miracolo. So che questo ha un senso meraviglioso che vorrei cogliere nella sua pienezza ma che intanto mi è servito a non perdere fiducia nella Vita. Guardo il mio gatto col suo manto color grano morbidamente acciambellato accanto alle parole che gli dedico, un piccolo grazie per la sua grande rocambolesca impresa e godo della sua magia, della sua straordinaria dimostrazione d'amore. Oggi è il suo onomastico. Auguri con tutto il cuore adorato Gasparino!

Bruna Milani

Tratto da Liberta' del 21.10.2012


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Venerdì 6 marzo 2015
 
Penso che il nuovo ex-piazzale S.M.Elisabetta del Lido,  più brutto di qualsiasi altro parcheggio dei supermercati che vediamo a Mestre o a Marghera,  non meriti il nome di “piazzale” e tantomeno di “piazza” come volevano farci credere i vecchi assessori comunali e Insula. Visto che non si può nemmeno chiamare “terminal” in quanto per una distorta pianificazione stradale gli autobus non si fermeranno in prossimità degli imbarchi ma alle intemperie a cinquanta metri dalle inutili tettoie, chiamatela pure provocazione ma io direi che a questo punto Insula si procuri  pennelli e pittura blu e disegni su quelle inadatte piastrelle bianche delle  belle righe blu,  almeno potremo chiamare quel luogo non ben definito “parcheggio scambiatore” così si accontenteranno i pendolari Lidensi che potranno  parcheggiare  i loro suv.

Paolo Fumagalli
Lido di Venezia




Venerdì 6 febbraio 2015

Siamo sicuri che l’iniziativa della Madonna Technicolor sulla cima del tempio votivo sia ben accetta dai lidensi ed in particolare dalla comunità cattolica del Lido ? Ho i miei dubbi.
Al Lido ormai ci siamo abituati ad operazioni di cattivo, anzi di pessimo, gusto a cominciare dal Blue Moon fino ad arrivare al nuovo (si fa per dire) piazzale S.M. Elisabetta. Ma una Madonna stile Las Vegas non me la sarei mai aspettata. Nell’immaginario collettivo, fin dalla metà  dell’ottocento, l’iconografia della Madonna è rappresentata, diversamente da come storicamente dovrebbe essere stata la madre di Gesù in quei luoghi e in quei tempi, con la pelle chiara e un mantello bianco e azzurro, e così si continua ad immaginarla.
Forse bastava una normale illuminazione che sarebbe anche costata meno, o forse sono io che con l’età da progressista divento conservatore e dovrei invece rendermi conto che il mondo sta cambiando e se va avanti così speriamo che la Madonna multicolor non diventi  protagonista anche di un nuovo video game.

Paolo Fumagalli
Lido di Venezia